Per noi che sappiamo leggere

Alla fine dei tempi ci trovammo tutti seduti allo stesso tavolo, sullo stesso divano, con le stesse calze e gli stessi ciclamini.
Chi odiava ha odiato chi doveva odiare, odio l’odio amo l’amore e tutto il resto. Veniva da piangere, ma non abbastanza, nonostante quanto detto in precedenza, per colmare il vuoto di lacrime così principescamente odoroso.
Con le tazzine da caffè sporche d’argento, il primo a parlare fu proprio il Primo: “Tocca a me, lascio la parola al secondo.”
Ma il secondo stava al bagno, preoccupato per il Minuto, come avrebbe fatto senza di esso? Non sapeva certamente che il Minuto era troppo preso dall’invidia del Grasso perché l’Amore di plastica fosse reciproco.
Il Quarto, intimorito dalla noia del (nel) Mezzo, prese parola e la scagliò fuori dalla finestra.
Colpì un Corvo che passava di palo in frasca, potete immaginarvi lo spasso dell’Altro.
Nel bel mezzo di Sale e Pepe si trovava il Cumino, così spesso dimenticato, così raramente diminutivo, voleva uscire a passeggiare ma non poteva, poiché ogni qualvolta radunate le forze d’animo superflue all’ennesimo tentativo avanzasse verso l’uscita era sempre il Cappello a ricordarsi di dover essere preso.
Per fortuna col divorzio le cose migliorarono di gran lunga. Un’infinità di parole sprecate nel cercare l’Irraggiungibile che stava inevitabilmente sotto i nostri culi di Cera [non Micheal (purtroppo, oserei dire)], erano solo mattoni del mio Castello di Sabbia.
Ma Sabbia non era morta di Overdose d’Amore? O era solo Herpes? Il messaggero degli Dei era tra noi e noi lo scambiammo per malattia Venerea /non a caso/, io che son Cetto di quel che dico, non racconto mai le cose troppo chiaramente per paura delle conseguenze, troppa verità è scomoda almeno quanto me alla scrivania.
In fin dei conti si sbagliò il riporto dell’Uno e come al solito non si concluse un bel niente, se non la mia voglia di scrivere stronzate.
“Amen” disse il Parroco, anche se era più un Variopinto pappagallo che un sacerdote.

Pittato di rosso e bianco lascerò il mestiere a chi davvero lo sa fare, in attesa del prossimo vento d’Oro.

-MenteGatto (unatantum)

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