Psicopatologia della politica quotidiana: Matteo Salvini, il bullo di periferia

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CHE STATE PER LEGGERE È SARCASTICO E NON VA PRESO SERIAMENTE ;-/

Introduzione al personaggio

Questo buonuomo, uomo normale come tutti noi ed esperto politicante di professione, è stato definito bulletto di periferia da Umberto Galimberti, noto filosofo e psicanalista. Effettivamente, ad un’analisi neanche troppo approfondita è possibile verificare come Salvini rientri perfettamente nella descrizione del bullo.

Bullo è chi mette in atto intenzionalmente comportamenti violenti rivolti a bersagli facili e incapaci di difendersi. Perché si tratti di bullismo, la condotta deve essere messa in atto in maniera sistematica, ricorsiva e di fronte a spettatori. L’ex ministro dell’Interno, garante della sicurezza e salvatore “della patria, della cristianità, delle radici, della polenta e dei piccoli e medi italiani”, si è dimostrato tuttavia garante dell’insicurezza e dell’infelicità della povera vittima di turno:

  1. grazie alla “bestia” è in grado -per dirla con René Girard- di scovare e attaccare il capro espiatorio di turno con una grande costanza (comportamento sistematico);
  2. per convincersi di essere efficace, senza mai annoiarsi, mette in atto più volte queste condotte, denotando un certo sadismo (ricorsività);
  3. Offuscato dalla sua potenza fallica si sente grande, e mette in atto tali comportamenti da vero uomo con pieni poteri a casa sua davanti alla sua fedele crew (presenza di spettatori), che sui social e per strada lo segue non avendo nulla di meglio da fare per godersi la vita (si pensi a quanto ha scelto di fare nella periferia di Bologna suonando al citofono del ragazzo tunisino domandandogli se spacciasse).
a Destra (come negli ultimi 20 anni): il Bullo Matteo – a Sinistra: Sergio, una delle vittime del Matteo in versione cyberbullo

Modalità di funzionamento:

Il funzionamento di questo buonuomo è interessante nella sua semplessità. È possibile evincere diversi conflitti intrapsichici connessi a istanze contrapposte che vive continuamente nella sua quotidianità. Tra questi:

  1. sostiene di voler essere padrone a casa sua, ripudiando l’Europa dei poteri forti, ma riceve fondi dalla Russia (facendo lo sgambetto all’America, nostra alleata storica) dimostrandosi, più che padrone a casa sua, ancella di nuovi padroni ancora più forti;
  2. vuole essere l’esempio dell’uomo morale cristiano, rappresentante i valori tradizionali, ma è divorziato e ha avuto due figli da due donne diverse, alla faccia della famiglia tradizionale;
  3. ha cambiato continuamente sponda politica, svolgendo tale mestiere dall’età di 20 anni quando è stato eletto consigliere comunale a Milano, passando dai Comunisti Padani (ove inneggiava alla legalizzazione della Cannabis ed ai matrimoni gay) alla Lega Nord (in cui sosteneva la superiorità dei padani al resto degli italiani, sottolineando la puzza dei napoletani) fino ad estendere tale dinamica ingroup-outgroup dal “Nord vs Centro-Sud” al “Italiani a casa nostra vs Resto del mondo”.
  4. È l’uomo della lotta ai cattivi della droga e ai drogati, ma il suo stile di vita non è dei più salutari: fa il moralista con chi fuma erba ma si dimentica dei danni maggiori delle droghe legali, per cui è solito fumare quante sigarette vuole bevendo grappa e vino rosso italiano, da vero macho dietro la consolle al PapeeteBeach!

I continui conflitti pocanzi sottolineati implicano un notevole dispendio di energie psichiche alla ricerca di un improbabile equilibrio, con accentuati meccanismi di dissonanza cognitiva (Festinger, 1962) e disimpegno morale (Bandura, 2016).

Il buon Matteo è un ottimo esempio di Social Climber: la sua personalità di tipo A lo rende disposto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo (reale o fantasmatico che sia), ben consapevole di non poter mai del tutto perdere la faccia perché sempre in grado di indossare un’altra maschera: se si pensa alla pagliacciata del “VinciSalvini” per le elezioni Europee del 2019 si può capire come questo maestro del Kitch abbia un talento con cui potersi continuamente superare e giustificare.

Interessante, inoltre, la sua relazione morbosa con la fede e la cristianità. Si ritiene un grande credente, un cristiano eccellente devoto alla madonna. Così cristiano da utilizzare il bacio al rosario in maniera strumentale al consenso, simbolo particolarmente saliente se attuato in alcuni paesi calabresi, dove il bacio alla madonna per i boss locali della ‘Ndrangheta significa “sono dalla vostra parte, se mi votate non vi intralcerò”, alla faccia della lotta al crimine!

Il nostro bullo di periferia, buonuomo, tuttavia va ben oltre queste speculazioni da professoroni e intellettualoni, guidato da una fede tanto sincera quanto piena di refusi. Basti pensare a quanto sostenuto dall’ex ministro della famiglia Fontana secondo il quale “prima gli italiani” è fondato sul comandamento “amerai il prossimo tuo come te stesso”, perché gli italiani sono prossimi a noi, a differenza di chi non lo è abbastanza. La ricerca di giustificazioni per il male commesso è senza fine, e citare in maniera strumentale il Levitico, un libro dell’Antico Testamento (che condividiamo con gli Ebrei) è un esempio di ciò, oltre che una bella trovata di Marketing. È interessante tuttavia notare come, nell’integralissimo modo di essere cristiano del nostro bulletto di periferia, venga spesso meno il rispetto dell’unico vero comandamento saliente lasciatoci da Cristo, ovvero “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Questo cristianesimo, fondato sull’amore incondizionato verso il prossimo, è dissonante col nostro buon Matteo per via del grande terrore che lo caratterizza e che gli impedisce di amare veramente.

Psicopatologia:

Alla luce del complesso quadro emergente è ragionevolmente possibile sostenere che il buon Matteo può essere affetto da un disturbo di personalità di tipo paranoide: ha una recondita paura che qualcuno gli porti via ciò che è suo, casa sua, è continuamente diffidente nei confronti del prossimo di cui sospetta in continuazione (vivendo in un limbo di negatività e terrore). In una modalità del tutto illusoria crede di riuscire a gestire le conseguenze del suo funzionamento malato limitando le libertà altrui, tramite massicci fenomeni di proiezione. Al contempo è possibile che Salvini presenti dei tratti Borderline di personalità per via dell’arroganza e dell’aggressività proprie della sua natura da bullo.

In alcuni momenti, quando dimentica di prendere le goccine e sottoposto a notevoli stress, presenta un funzionamento psicotico con scissioni dell’Io connesse ai forti conflitti di identità, che tuttavia è convinto di riuscire a gestire attraverso la sua ridicola pantomima; in questi momenti è solito vivere episodi deliranti di vario tipo, dal deliro di grandezza al delirio di persecuzione, financo al delirio cristico.

Infine, essendo Salvini il tipico ignorantone che da stereotipo non sopporta chi possa opporsi a lui in modo intellettuale, nel tempo ha maturato una marcata fobia per tutti quei “professoroni, intellettualoni, buoni a nulla nei loro palazzi di Bruxelles” sviluppando una particolare forma di sapiofobia.

Prognosi:

A meno di repentine e imprevedibili prese di coscienza, non si possono nutrire grandi speranze su un difficile processo di guarigione e ristrutturazione cognitiva… 

Si consiglia al soggetto, per via della sua grande fede, un percorso di crescita spirituale e di digital detox presso un dei meravigliosi monasteri di clausura italiani.

-John the Savage

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CHE STAVATE PER LEGGERE È SARCASTICO E NON VA PRESO SERIAMENTE ;-/

Bibliografia:

– American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014). 

-Festinger, L. (1962). A theory of cognitive dissonance (Vol. 2). Stanford university press.

-Bandura, A. (2016). Moral disengagement: How people do harm and live with themselves. Worth publishers.

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